Gli
sposi possono dare diversi significati al matrimonio: c'è chi gli
attribuisce un significato religioso e chi lo vede come un "cambio
di stato".
Ecco come ci si sposa in Chiesa e in Comune.
In Chiesa
Il rito concordatario è per gli sposi che danno
al matrimonio anche valore simbolico e religioso. Le nozze vengono
celebrate in chiesa ed hanno valore anche per lo Stato, poiché il
parroco si occupa delle formalità burocratiche, compreso l'atto
di matrimonio finale. A questo scopo la coppia deve consegnargli
i documenti necessari.
È consuetudine rivolgersi alla parrocchia della sposa per
ottenere la "richiesta di pubblicazione religiosa", da
presentare in Comune per le "pubblicazioni civili". Terminato
il periodo di affissione, il Comune consegnerà il "nulla osta"
da portare al parroco che, nel frattempo, ha fatto le "pubblicazioni
canoniche" nelle parrocchie dei due fidanzati.
È necessario, inoltre, frequentare i corsi
prematrimoniali. Bisogna poi presentare il Certificato di battesimo,
di Cresima e di Stato libero ecclesiastico (questi tre certificati
vanno richiesti alla parrocchia di origine dei fidanzati), il Certificato
di richiesta delle pubblicazioni rilasciato dal parroco e il Nulla
osta del Comune da consegnare al parroco.
In Comune
Il matrimonio in Comune è assai più semplice
e informale del matrimonio religioso. Richiede meno preparazione,
ma non una minore consapevolezza dell'importanza del contratto di
nozze. La cerimonia si svolge in una sala comunale, che può essere
d'epoca ed elegante. In alcuni casi si hanno a disposizione chiese
sconsacrate adibite ai matrimoni civili.
È il sindaco o un ufficiale di Stato civile a celebrare pubblicamente
il matrimonio alla presenza di due testimoni. Quando non viene espressa
nessuna preferenza, il consigliere è scelto a caso, in base alla
sua disponibilità. Dovranno essere presenti i genitori di entrambi
per dimostrare che non esistono vincoli di parentela né altri impedimenti
al matrimonio (non è obbligatorio per chi si sposa nello stesso
Comune di nascita) o, in alternativa, la copia integrale dell'atto
di nascita. Vengono poi affisse le pubblicazioni, con nome, cognome,
residenza degli sposi e luogo dove intendono celebrare il matrimonio,
che rimangono esposte nel Comune di residenza (e in tutti gli altri
dove eventualmente hanno abitato nell' ultimo anno) per almeno otto
giorni, comprendenti due domeniche successive. Il matrimonio va
celebrato entro 180 giorni altrimenti la documentazione non vale
più e bisogna ricominciare tutto da capo.
Il matrimonio può essere celebrato nel Comune,
in cui uno dei due fidanzati risiede. Se si sceglie un altro
luogo, in tutti i casi, è necessario effettuare il consenso nel
Comune di residenza. A questo bisogna inviare una lettera, spiegando
le motivazioni della scelta di celebrare le nozze in un altro posto.
L'ufficio preparerà una lettera di delega, che i futuri sposi devono
presentare nel Comune, dove vogliono sposarsi. Nella maggior parte
dei Comuni il matrimonio non si celebra di domenica: si può scegliere
un giorno tra il lunedì e il venerdì, oppure il sabato mattina.
È necessario presentare il Documento di identità (Ufficio
Anagrafe), l'estratto per riassunto dell'atto di nascita in carta
libera (da richiedere nel Comune di nascita da parte dell' interessato),
il Certificato contestuale (residenza, cittadinanza, stato civile)
in bollo (rilasciato dal Comune di ultima residenza, se dura da
1 anno).
Casi particolari
- Divorziati: copia integrale del precedente atto
di matrimonio con la sentenza di divorzio annotata a margine
- Vedovanza da meno di 300 giorni: autorizzazione
del Tribunale civile
- Residenza cambiata nell'ultimo anno: certificato
contestuale, in bollo (rilasciato dal Comune in cui si è avuta prima
la residenza)
- Residenza all'estero: attestazione di stato libero
(rilasciata dal Consolato italiano dello Stato di provenienza)
- Sposo minore di 25 anni: congedo militare o documento
equivalente (Ufficio Leva)
In tutti questi casi particolari la pubblicazione
di matrimonio deve essere richiesta all'Ufficiale di Stato Civile
del Comune dove ha la residenza uno degli sposi.
All'atto della domanda di pubblicazione bisogna
presentare:
- la richiesta di pubblicazioni rilasciata dal
Parroco (non necessario se viene celebrato il matrimonio con rito
civile davanti al Sindaco);
- l'estratto per riassunto dell'atto di nascita di entrambi i nubendi,
da richiedersi unicamente all'Ufficiale di Stato Civile del Comune
di nascita di ciascuno;
- il certificato contestuale di residenza, di cittadinanza e di
stato libero di entrambi gli sposi da richiedersi all'Ufficiale
dell'Anagrafe del Comune di Residenza (se l'iscrizione all'Anagrafe
è inferiore a 1 anno deve essere richiesto al Comune di precedente
iscrizione);
- la dichiarazione di inesistenza degli impedimenti al matrimonio,
resa dai genitori o da coloro che esercitano o hanno esercitato
la podestà sugli sposi.
È inoltre richiesta la presenza di due testimoni, anche parenti,
purché maggiorenni muniti di un documento di riconoscimento valido.
Se i promessi sposi hanno scelto il rito civile, sarà il sindaco
o un ufficiale di Stato civile, a celebrare pubblicamente il matrimonio
alla presenza di almeno due testimoni, che, insieme ai neosposi,
dovranno sottoscrivere l'atto di matrimonio. |